- Indice-h istruzioni per l’uso: (A) Limiti nel calcolo dell’ indice-h
L’indice-h di un ricercatore puo’ essere ottenuto con vari programmi disponibili in rete.
Occorre pero’ fare attenzione ad alcune regole base che se non vengono rispettate producono dei valori dell’ indice-h cosi’ variabili da rendere questa analisi di scarso interessse.
Regola 1 : determinare di un settore di ricerca/studio sufficentemente piccolo da rendere ragionevoli i confronti tra diversi ricercatori operanti all’ interno di quel settore. Non ha molto senso confrontare i valori medi dell’ indice-h ottenuto ad esempio in una popolazione di scienziati che lavorano nei campi della matematica e della fisica. Determinato un settore, es fisica, è poi chiaro che diversi sottosettori (es. fisica teorica verso fisica sperimentale), hanno organizzazioni e ritmi di pubblicazioni diversi per cui tanto piu’ piccolo è il settore, tanto piu’ efficaci sono i confronti dell’ indice-h ottenuto per diversi ricercatori.
Regola 2: è fondamentale fissare un database e rimanere all’ interno dello stesso database per effettuare confronti ragionevoli. Google Scholar è un data base gratuito, autoaggiornatesi, incompleto: copre meglio alcuni settori piuttosto che altri ma include anche le scienze umanistiche: copre soprattutto pubblicazioni in lingua inglese e non copre altrettanto bene i libri. ISI Web of Knowledge è un data base molto completo: non è gratuito: copre bene le materie scientifiche, meno quelle umanistiche. Una volta determinato quale data base usare occorre operare all’ interno di quello. Non c’è dubbio che l’ indice-h determinato con Google Scholar è diverso da quello determinato con ISI Web of Knowledge anche se una semplice analisi mostra che i due indici sono fortemente correlati.
Regola 3 : la determinazione dell’ indice-h dipende dalla durata temporale all’interno della quale l’analisi è stata effettuata. Se si fissa un intervallo determinato (es. gli ultimi dieci anni) si introducono dei bias nei confronti di coloro che hanno lavorato maggiormente 15 o 20 anni fa. Viceversa fissando l’intervallo piu’ lungo possibile (es. gli ultimi 30 anni) si tendono a valutare maggiormente i lavori di persone che hanno lavorato nel passato e ora sono inattivi. Per questo motivo, analisi piu’ raffinate chiamano in causa diversi indici, che tengono conto anche della produttività annuale e della produttività in funzione di periodi piu’ o meno recenti.