Pubblico Ergo Sum

In evidenza

- Indice h: istruzioni per l'uso
- Indice-h istruzioni per l'uso: (A) Limiti nel calcolo dell' indice-h
- Indice-h istruzioni per l’uso: (B) Programmi per il calcolo dell' indice-h
- Introduzione: che cos'è l' "indice h" ?
- L' indice-h dei Nobel
CALCOLO DELL'INDICE H
CHI SIAMO
CONTATTI

Articoli recenti

  • - La valutazione dell’attività scientifica nel Sistema Universitario
  • - L’indice H dei fisici italiani, di Paolo Rossi
  • -I criteri mimini del CUN: tabella comparativa
  • - Documento CUN sugli indicatori di attività scientifica: Introduzione
  • - Documento CUN sugli indicatori di attività scientifica: AREA 01 Matematica
  • - Documento CUN sugli indicatori di attività scientifica: AREA 02 Fisica
  • - Documento CUN sugli indicatori di attività scientifica: AREA 03 Chimica
  • - Documento CUN sugli indicatori di attività scientifica: AREA 04 Sc. della Terra
  • - Documento CUN sugli indicatori di attività scientifica: AREA 05 Sc. Biologiche
  • - Documento CUN sugli indicatori di attività scientifica: AREA 06 Sc. Mediche
  • Commentati di recente

  • admin: Caro Paolo, ti confermo che le statistiche di Paolo Rossi riguardano gli universitari. Per quanto riguarda il...
  • Paolo Laurelli: Ho dato un’occhiata al sito messo su da Roberto e company. Ovviamente sono subito andato a...
  • Luca S.: Sono sempre io. Dopo circa 4 mesi il mio h index e’ diventato 22. Date un’occhiata anche al Phys...
  • Luca S.: Sono un teorico della materia condensata (ed ex nucleare). Secondo ISI il mio h-index e’ 20, in 17...
  • Samuele Marcora: Admin dice che non vuole perdere tutti i bravi o bravissimi giovani che frequentano i nostri...
  • Documenti

    - Alberto Pagliarini: tabelle retribuzioni universitarie ed altro
    - Articolo di Hirsch sull' "indice h": versione PDF
    - Le leggi universitarie piu' recenti
    - Ufficio di Statistica del MIUR
    - Le leggi universitarie dal 1910 al 2004
    - Documento OCSE sulla valutazione "Education at a Glance 2008"
    - Home page CRUI
    - Home page CUN
    - Paolo Rossi: notiziari CUN
    - Paolo Rossi: documenti sull' Università
    - Paolo Rossi: statistiche sull' Università
    - Articolo di Hirsch sull' "indice h": versione interattiva
    - D'andrea, Quaranta, Quinti, MANUALE SUI PROCESSI DI SOCIALIZZAZIONE DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA. CERFE, Roma 2005
    - Solimini, Alleva: Recensione al Manuale dei Processi di Socializzazione...(pag 4)
    - ISS: Base di Dati Specialistica sulla Valutazione della Ricerca Scientifica
    - CNSVU 2008: Nono Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario

    In Italia facciamo ricerca spesso bene, talvolta meno bene, ma siamo poco abituati alla valutazione dei risultati della ricerca.

    La  valutazione del valore di un ricercatore è  (dovrebbe essere) una parte fondamentale della sua carriera all’ interno del mondo della ricerca o dell’ università.  Nei concorsi universitari la  valutazione del curriculum vitae e delle  pubblicazioni dei candidati gioca  (dovrebbe giocare) una parte importante della selezione dei vincitori.

    Eppure gli esiti dei concorsi,  universitari e non, sono sovente determinati da  fattori meno oggettivi, fattori in cui il merito c’entra poco, come capita di leggere sui giornali. Chiunque viva all’ interno della realtà accademica sa bene quanto questi comportamenti  siano diffusi.

    E’ davvero cosi’ difficile valutare in modo oggettivo il lavoro di un ricercatore ?

    Noi  pensiamo  di  no.

    Basta rispettare delle  semplici regole,  in particolare occorre :

    Se queste regole vengono meno, come accade  quando le  commissioni dei concorsi universitari  sono  organizzate sulla base di accordi  preventivi,  difficilmente il merito potrà prevalere su altre considerazioni meno nobili

    Il problema  della valutazione della ricerca e di quali siano gli indicatori che maggiormente rappresentano il valore di un ricercatore sono questioni di cui si sono occupati in molti.

    Nel 2004 Alex Verstak and Anurag Acharya, due ingegneri informatici  di  Google,  hanno lanciato Google Scholar, un motore di ricerca che indicizza, con l’accordo degli editori,  l’intero testo degli articoli scientifici di un vasto numero di pubblicazioni e discipline.  Oggi  Google Scholar è forse il motore di ricerca che in modo piu’ sistematico copre le risorse della ricerca del web.  Google Scholar non fornisce la lista completa degli articoli pubblicati da parte di un singolo ricercatore, copre una frazione che puo’ oscillare tra il 60% ed il 90 %.  Inoltre non rende disponibile la lista delle riviste indicizzate e la frequenza degli aggiornamenti. Ma è gratuito e beneficia del marchio di qualità  legato agli algoritmi di Google. Inoltre,  siccome  applica gli stessi criteri per tutti, permette  dei confronti significativi all’interno dello stesso settore scientifico.

    Nel 2005, J. E. Hirsch ha proposto  l’ indice h, che i combina la quantità degli articoli pubblicati con la loro qualità, determinando il numero N tra gli articoli pubblicati che  hanno almeno N citazioni ciascuno.  L’articolo originale di Hirsh merita di essere letto, chi lo vuole lo trova in questo sito in forma interattiva e  qui il download in formato pdf. Questa variabile risulta essere particolarmente insensibile rispetto a tipiche  distorsioni nella valutazione puramente quantitativa, ad esempio dovute alla durata della carriera oppure alla partecipazione a collaborazioni che producono articoli con moltissimi co-autori.

    Nel 2006 è apparso in rete Publish or Perish (PoP) un programma free-ware sviluppato da   Anne-Wil Harzing, Professore in management internazionale dell’ University of Melbourne, Australia (www.harzing.com)  Basato su Google Scholar , questo programma fornisce in pochi secondi le principali variabili bibliometriche in tutti i principali campi di ricerca, dal management alle scienze sociali, passando per le scienze “dure”.   Il confronto fra i risultati di PoP e quelli di altri data base, primo tra tutti ISI Thomson  Web of Knowledge, quest’ultimo accessibile solo a pagamento,  mostrano che mentre gli indici bibliometrici sono ben correlati, la sovrapposizione dei dati sui cui vengono calcolati è solo parziale, sia per il fatto che Google Scholar copre un insieme ben più vasto di pubblicazioni, sia per il fatto che la determinazione di questi fattori bibliometrici puo’ essere fatta, entro certi limiti, anche solo campionando le pubblicazioni di un singolo ricercatore.

    Da pochi anni è quindi possibile in modo rapido e gratuito valutare il lavoro scientifico di qualsiasi ricercatore italiano e non. Questo blog ha come obbiettivo la diffusione, la discussione e l’ analisi di metodi di valutazione della ricerca il piu’ possibile oggettivi ed efficaci

    Roberto Battiston

    27  Ottobre 2008

    __________________________________________________________________________________________

    COMMENTI

    Sono d’accordo su tutto quello che dite. Per valutare il lavoro di un ricercatore, pero’, aggiungerei che il valutatore, oltre che qualificato e disinteressato, debba anche essere anonimo. Nelle promozioni dei professori tenure track negli USA, in genere, il candidato sceglie N valutatori e l’universita’ ne sceglie M (nel CUNY, dove ho insegnato 15 anni, N=M=6). Le loro valutazioni restano anonime. La cosa piu’ buffa e’ che nei casi di cui sono stato testimone, cioe’ in cui sono stato membro della commissione di valutazione, le valutazioni degli “amici” del candidato erano in media piu’ negative di quelle dei valutatori scelti da noi.

    Buon lavoro.
    Roberto Mauri

    Prof. Roberto Mauri
    Department of Chemical Engineering, Industrial Chemistry and Material Science
    University of Pisa, Italy
    Tel 39-050 2217848

    - La valutazione dell’attività scientifica nel Sistema Universitario

    Archiviato in: Valutazione, criteri minimi — admin @ 01:10

    3 Febbraio 2009

    A cura di  Paolo Rossi membro del  CUN

    Indicatori di attività scientifica: premessa
    • Il C.U.N. avverte l’esigenza e condivide l’importanza di giungere alladefinizione di indicatori di attività scientifica e all’individuazione di criteri condivisi e trasparenti di valutazione, ma ritiene opportuno premettere alcune considerazioni:
    • La promozione della qualità non può prescindere da un’autonomia responsabile degli Atenei nella valorizzazione del merito.
    • Altrettanto imprescindibile è la definizione di un quadro normativo certo e stabile entro il quale la valutazione concorra in modo importante all’attribuzione delle risorse e allo sviluppo delle carriere.
    • Gli indicatori forniscono una rappresentazione inevitabilmente sommaria e quantitativa dell’attività scientifica, e la formulazione di un giudizio qualitativo, soprattutto se riferito a singoli, richiede comunque
    la competenza di un collegio giudicante (referees, peer review)
    • Gli indicatori devono essere semplici, distinti per Aree disciplinari e condivisi dalle rispettive Comunità Scientifiche.

    Indicatori e valori minimi: la proposta
    • Ai soli fini dell’effettuazione di valutazioni comparative per posti di professore ordinario, associato e ricercatore, il C.U.N. ha individuato, separatamente per ciascuna Area scientifica e ciascuna fascia, indicatori di attività e i relativi valori minimi normalmente accettabili.
    • Tali indicatori (e soprattutto i loro valori minimi) non dovrebbero applicarsi a contesti differenti da quello per cui sono proposti, e in particolare alla valutazione dei proponenti di progetti scientifici e alle proposte di chiamata diretta di docenti.
    • I valori minimi proposti non possono essere utilizzati per l’esclusione o l’ammissione automatica a una valutazione, ma sono comunque punti di riferimento qualificanti per la valutazione e l’autovalutazione.
    • Il C.U.N. si riserva di riconsiderare e aggiornare periodicamente la propria proposta.


    Indicatori e valori minimi: commento
    • C’è sostanziale uniformità tra le Aree nell’attribuzione di un ruolo preponderante al numero delle pubblicazioni (e delle monografie nelle Aree delle Scienze umane), con valori minimi di Area quasi sempre vicini alla media generale (a seconda della fascia 5/10/15 pubblicazioni ovvero 1/2/3 monografie).
    • Un importante indicatore è la continuità di produzione, misurata dalla richiesta (media) di 1 pubblicazione per anno negli ultimi 5/7/10 anni.
    • Sono ancora sporadici i riferimenti all’impatto della produzione sulla comunità scientifica (nazionale e internazionale), misurati (quando presenti) dall’IF oppure dal numero delle citazioni.
    • Per le Aree più internazionalizzate è fatto spesso riferimento alla richiesta che le pubblicazioni compaiano su riviste con referee e quando possibile su riviste ISI.
    • Rimane comunque aperto il problema di individuare i criteri che identificano il carattere scientifico delle pubblicazioni (un compito recentemente attribuito al C.U.N. dalla legge 1/2009).
    Gli indicatori bibliometrici e l’indice H
    • E’ aperta la discussione sulla possibilità di utilizzare in modo più o meno sistematico gli indicatori bibliometrici come strumento di valutazione dell’attività scientifica individuale (e collettiva).
    • In particolare il dibattito è spesso focalizzato sulla rilevanza e sul potere predittivo dell’indice H, introdotto da Hirsch nel 2005, che ha rapidamente trovato una notevole diffusione in diverse comunità scientifiche.
    • L’indice H combina sinteticamente una misura di pura produttività (data dal numero delle pubblicazioni) con una di impatto scientifico (data dal numero delle citazioni) premiando in modo bilanciato entrambi gli aspetti dell’attività scientifica.
    • Tuttavia il valore assoluto di H si dimostra dipendere in modo significativo dall’Area di ricerca, e anche dal settore particolare, a causa delle differenti dimensioni delle comunità scientifiche, delle modalità di organizzazione della ricerca, e anche dei differenti “stili” adottati nella compilazione delle bibliografie.

    • Molte strategie sono state proposte per affrontare queste critiche.
    • Si può ovviare alle differenti caratteristiche delle comunità di ricerca grazie all’osservazione (Radicchi et al. 2008) che la distribuzione delle citazioni, se rapportata al numero medio di citazioni tipico di ciascuna specifica disciplina (o sottodisciplina), segue un andamento universale descritto da una curva di tipo lognormale.
    • E’ anche possibile tener conto delle (talvolta grandi) differenze nel numero dei collaboratori che caratterizzano le differenti modalità di produzione scientifica, anche se la pura divisione per il numero N dei
    collaboratori appare impropria, e sarebbe invece necessario dividere per una potenza frazionaria di N, determinata empiricamente sulla base della dipendenza media da N dell’impatto delle pubblicazioni (misurabile attraverso la dipendenza da N del numero medio delle citazioni).

    • Uno studio recente (Jensen et al. 2008) ha tuttavia mostrato (nel caso del CNRS francese), una significativa dipendenza dall’età dell’indice H normalizzato (ossia diviso per il numero di anni di carriera), che sfavorirebbe i giovani ricercatori, mentre la correlazione tra l’indice H e gli avanzamenti di carriera risulta non superiore al 50%.
    • Malgrado ciò H resta l’indicatore con il maggior potere predittivo, seguito dal numero totale delle pubblicazioni, mentre il numero delle citazioni (sia totale che medio per articolo) ha scarsissimo potere predittivo.
    • E’ bene ricordare anche un recente editoriale di Nature che esamina l’esperienza inglese del RAE (basato su peer review) e le proposte per il REF (successore del RAE), in cui gli indicatori bibliometrici dovrebbero giocare un ruolo importante. La conclusione ancora una volta sottolinea l’imprescindibilità del ruolo degli esperti valutatori.

    L’ indice H dei fisici italiani
    • Abbiamo avviato uno studio volto a esplorare in modo sistematico laproduzione scientifica della comunità dei fisici (universitari) italiani (circa 3000 individui) mediante gli indicatori bibliometrici.
    • I risultati sono ancora molto preliminari, ma alcune dipendenze e alcune correlazioni risultano abbastanza significative.
    • La distribuzione di H è molto ben rappresentata da una distribuzione di tipo Gamma, fortemente asimmetrica rispetto al valore medio (H medio 14, H più probabile 6,5), e caratterizzata da una decrescita esponenziale della probabilità per alti valori di H (con coefficiente di decrescita 0,14).
    • La dipendenza dall’anno di nascita mostra una crescita costante per ordinari e associati (legata alla scarsa indicizzazione della produzione più remota e alla crescita nel tempo del numero medio di citazioni), mentre l’indice H dei ricercatori più giovani è decrescente, come d’altronde prevedibile a causa del limitato periodo di attività.

    • La dipendenza dall’anno di reclutamento mostra una stabilità assoluta per gli ordinari (H medio prossimo a 20), una tendenza alla crescita per gli associati (riconducibile soprattutto al basso livello medio dei reclutati negli anni ’80 non promossi in seguito), e un’analoga tendenza per i ricercatori, tuttavia accompagnata in questo caso dalla già commentata riduzione dell’indice per i ricercatori reclutati più di recente.


    • L’indice H medio al reclutamento dei ricercatori è prossimo a 10, mentre il valore medio al reclutamento degli associati è superiore a H=15, e quello degli ordinari è prossimo a H=20.

    La valutazione delle istituzioni scientifiche
    • Tutte le obiezioni che fondatamente vengono sollevate nei confronti degli indicatori bibliometrici acquistano un peso molto più ridotto quando si affronta il tema della valutazione aggregata e comparativa delle istituzioni di ricerca.
    • Un’evidenza particolarmente significativa di tale affermazione è data dall’analisi effettuata da Cesareni (2007), che ha misurato l’indice H (collettivo) delle istituzioni di ricerca valutate dal CIVR per il periodo 2001-2003 e ha confrontato il risultato di tale misura con i punteggi attribuiti dal CIVR. La correlazione tra le due valutazioni è risultata essere 0,96.
    • Ovviamente la rapidità e l’economicità delle valutazioni basate su indicatori bibliometrici sono incomparabilmente maggiori, e quindi la valutazione mediante indici è da raccomandarsi per un monitoraggio frequente e sistematico che non influisca sui giudizi individuali.

    - L’indice H dei fisici italiani, di Paolo Rossi

    Archiviato in: Un esempio: l'area FISICA — admin @ 00:50

    • Abbiamo avviato uno studio volto a esplorare in modo sistematico laproduzione scientifica della comunità dei fisici (universitari) italiani (circa 3000 individui) mediante gli indicatori bibliometrici.
    • I risultati sono ancora molto preliminari, ma alcune dipendenze e alcune correlazioni risultano abbastanza significative.
    • La distribuzione di H è molto ben rappresentata da una distribuzione di tipo Gamma, fortemente asimmetrica rispetto al valore medio (H medio 14, H più probabile 6,5), e caratterizzata da una decrescita esponenziale della probabilità per alti valori di H (con coefficiente di decrescita 0,14).
    • La dipendenza dall’anno di nascita mostra una crescita costante per ordinari e associati (legata alla scarsa indicizzazione della produzione più remota e alla crescita nel tempo del numero medio di citazioni), mentre l’indice H dei ricercatori più giovani è decrescente, come d’altronde prevedibile a causa del limitato periodo di attività.

    • La dipendenza dall’anno di reclutamento mostra una stabilità assoluta per gli ordinari (H medio prossimo a 20), una tendenza alla crescita per gli associati (riconducibile soprattutto al basso livello medio dei reclutati negli anni ’80 non promossi in seguito), e un’analoga tendenza per i ricercatori, tuttavia accompagnata in questo caso dalla già commentata riduzione dell’indice per i ricercatori reclutati più di recente.


    • L’indice H medio al reclutamento dei ricercatori è prossimo a 10, mentre il valore medio al reclutamento degli associati è superiore a H=15, e quello degli ordinari è prossimo a H=20.

    Funziona con WordPress